Si stima che entro il 2100, a causa del riscaldamento globale, la maggior parte delle coste italiane verrà sommersa dal livello del mare. Quest’ultimo potrebbe alzarsi anche oltre 1 metro.

Uno dei fenomeni che il riscaldamento globale porterà con sé è l’innalzamento del livello dei mari e la dilatazione termica dell’acqua marina. 

Ovviamente, l’innalzamento del livello delle acque porta la conseguente erosione delle coste e la probabilità di inondazioni diventa ancora più tangibile. 

Secondo le stime degli studi dell’ENEA, entro il 2100 il mare Mediterraneo potrebbe innalzarsi fino a un metro e raggiungere un picco di addirittura 1,4 metri nell’alto Adriatico. 

Per capirci meglio, una superficie paragonabile a quella della Liguria potrebbe essere completamente sommersa dal mare eliminando per sempre gran parte delle nostre spiagge e dei nostri porti. 

Il rischio inondazioni interessa ogni zona italiana che si affaccia sulle coste, circa 40 aree costiere da nord a sud che rischiano di scomparire entro il 2100. 

 

Il cambiamento climatico sta già colpendo i nostri mari 

 

Flora e Fauna MarinaQuesto è un dato di fatto che ormai non possiamo più trascurare. In particolare, dai dati e dagli studi raccolti fino ad oggi sappiamo che: 

  • Stanno aumentando le ondate di calore e le temperature estreme
  • I periodi di siccità sono attualmente molto più frequenti e soprattutto più intensi 
  • Il livello del mare è aumentato e la crescita continuerà nei prossimi anni anche nel caso utopistico in cui riuscissimo ad azzerare le emissioni 
  • L’acqua sta diventando sempre più acida a causa di questi problemi, ciò porta gravi conseguenze alla fauna ittica 

La regione del Mediterraneo presenta un’alta densità abitativa sulle zone costiere. Il problema dell’innalzamento dei mari equivale anche a una probabile catastrofe umanitaria che potrebbe far scomparire le zone interessate e anche i suoi abitanti. 

Di conseguenza, anche il turismo cambierà nettamente perché sono proprio queste le zone con maggior affluenza nei periodi estivi fino ad ora favorite dal buon clima e da spiagge generose. 

Se le spiagge continueranno ad essere inghiottite dal mare, molte persone non avranno più molti motivi per andare in vacanza in queste zone e questo potrebbe rappresentare un grave problema per il settore turistico.

 

Le piogge e la siccità 

 

Il Mediterraneo è un mare che si riscalda molto rapidamente rispetto al resto dei mari del pianeta e questo porta tutta la zona interessata a diventare sempre più arida. 

L’ecosistema ne risentirà e di conseguenza anche la popolazione e le attività economiche. 

L’agricoltura, in particolare, subirà il colpo maggiore perché, a causa dell’assenza di piogge, che già si fa sentire attualmente, i raccolti non restituiranno più alcun frutto e i terreni si inaridiranno in maniera irreversibile.

 

La fusione dei ghiacci 

 

Flora ItticaIl livello del mare e dell’oceano sarà intensificato anche – e soprattutto – a causa della fusione dei ghiacciai di Groenlandia e Antartide. 

Con queste prospettive, Venezia sarebbe la prima ad essere completamente sommersa e non c’è alcun Mosè che potrà impedirlo. 

Ma la catastrofe non interesserà solo le coste italiane. Infatti, tra i paesi interessati ci saranno anche Amsterdam, Amburgo, San Pietroburgo, Los Angeles, San Francisco, Lower Manhattan e molte altre. 

Addirittura, se tutto il ghiaccio presente sulla Terra dovesse sciogliersi, il livello del mare si alzerebbe di oltre 60 metri. Questa non è un’ipotesi da escludere a priori, soprattutto considerando i problemi climatici che oggi interessano ogni zona del nostro pianeta. 

Si tratta solo di tempo. Ecco perché è necessario interrompere quanto prima ogni tipo di emissione e smetterla di bruciare combustibili fossili. 

 

L’acidificazione dei mari

 

Quando le emissioni di Co2 si sciolgono nell’acqua, generano acido carbonico. Questo processo è molto simile a quello che consente di gasare l’acqua minerale. La composizione chimica dell’acqua cambia e tutta la flora e la fauna marina ne risente. 

Il ph naturale degli oceani è a 8.2 su una scala che va da zero (molto acido) fino a 14 (sostanza per nulla acida). Secondo gli esperti sarebbe difficile scendere oltre un ph di 7 punti ma davanti a un cambiamento climatico che giorno dopo giorno sembra essere sempre più repentino, nessuna ipotesi può essere esclusa a priori. 

La colpa dell’acidificazione dei nostri mari non dipende solo delle emissioni di Co2 ma anche dalle attività dell’uomo che produce molta più anidride carbonica di un tempo. 

Dalle stime che pervengono da tutto il mondo, parrebbe che gli oceani, il più grande pozzo di assorbimento del carbonio sul nostro pianeta, abbiano assorbito ad oggi circa il 40% di tutta l’anidride carbonica emessa dagli esseri umani a partire dalla rivoluzione industriale. 

 

Le conseguenze sulla fauna ittica e sui molluschi

 

Fauna ItticaSarà il sistema marino a dover subire le conseguenze di questo cambiamento irreversibile del mare. Le barriere coralline, ad esempio, la cui sopravvivenza è già ampiamente messa a rischio dal fenomeno dello sbiancamento, con questo processo di acidificazione andranno verso l’estinzione certa. 

Tutti gli equilibri dell’ecosistema marino verranno danneggiati gravemente, tra queste le colonie di molluschi sparse per il pianeta 

Ci sarà, inoltre, una riduzione dei livelli di ioni carbonato che sono dei sali essenziali per la corretta costruzione di scheletri e gusci calcarei di tanti organismi marini come i molluschi. 

I gusci in carbonato di calcio di mitili, coralli e ostriche faranno molta fatica a formarsi a causa della diminuzione del ph che li renderà più fragili. Anche la fotosintesi delle piante marine verrà colpita gravemente

Il problema non riguarderà solo l’acidità del mare ma anche la salinità. Ad esempio, l’aumento delle temperature nel Mar Baltico potrebbe portare una diminuzione della salinità nelle acque che inciderà sulle condizioni dell’habitat di varie specie marine, tra cui i molluschi. 

Il Mar Mediterraneo, sempre a causa delle elevate temperature e della siccità, vedrà anche un forte aumento della salinità innescata da maggiori evaporazioni e minori piogge.

Il quadro che si prospetta per l’ecosistema marino, dunque, è tutt’altro che florido. Nel corso del tempo, questi cambiamenti potrebbero anche portare all’estinzione di molte specie marine. Il mercato ittico potrebbe addirittura trovarsi sprovvisto di molluschi e crostacei di vario genere. 

Ovviamente, come detto anche nei precedenti paragrafi, questo rappresenta un danno ambientale ma anche economico. 

 

Cosa fare per contrastare la catastrofe ambientale 

 

I cambiamenti climatici stanno aumentando i livelli di vapore acqueo nell’atmosfera rendendo la disponibilità dell’acqua sempre meno generosa.

Sono molti i paesi del mondo che già oggi si trovano a dover affrontare periodi di estrema siccità alternati da imprevedibili alluvioni. Tali fenomeni, a questi ritmi, non potranno far altro che aumentare. 

Ecco perché è assolutamente necessario prendere una decisione e cambiare le cose prima che sia troppo tardi. O, per lo meno, recuperare il recuperabile.  

A tal proposito, le politiche europee si stanno impegnando per mitigare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas a effetto serra. 

Ognuno di noi nel suo piccolo può fare la sua parte per contribuire a evitare gravi fenomeni come la siccità

Secondo gli esperti, la soluzione migliore resta quella di riconoscere le conseguenze future determinate dalle nostre scelte sbagliate accumulate nel corso delle decadi e prepararsi in tempo ai nuovi scenari

Sono molti gli approcci innovativi già testati in tutta Europa per cercare di far adattare al meglio le popolazioni ai nuovi habitat in cui si troveranno a vivere. Ciò non toglie che responsabilizzarsi sulle scelte che compiamo oggi per il futuro nostro e di tutto il pianeta è un dovere morale che spetta a ognuno di noi. 

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