Cozza del Mediterraneo

Le cozze del Mediterraneo rappresentano senza alcun dubbio la specie più nota, apprezzata e acquistata sulla scena internazionale. Dalle immense proprietà benefiche, dalle origini molto antiche, dai superpoteri indiscutibili (che andremo ad evidenziare), ecco per te un approfondimento da gustare fino all’ultimo assaggio!

 

Caratteristiche Morfologiche delle cozze del Mediterraneo

 

Le cozze mediterranee, appartenenti alla specie Mytilus Galloprovincialis, sono molluschi bivalvi, caratterizzati dal guscio nero e allungato. La parte edibile, quella che diviene il centro di tantissime pietanze e l’ingrediente di molteplici ricette, è costituita dagli organi interni, racchiusi da un vero e proprio mantello di colore variabile (giallo, arancione, bianco e in qualche caso rosso). 

La conchiglia è equivalve, inequilaterale, dalla forma subquadrangolare. Possiamo definirla allungata e allargata nella parte centrale. Il margine superiore ha la stessa forma allungata e incurvata, quello inferiore invece è dritto. Il bordo posteriore è arrotondato come il margine superiore mentre quello anteriore ha una forma di lunula.

Per quanto riguarda le valve

  1. La zona posterodorsale è caratterizzata da una forte espansione appiattita, che rende il bordo del legamento sporgente; 
  2. la faccia interna presenta l’impronta del muscolo adduttore posteriore, che confluisce con l’impronta del muscolo retrattore posteriore, e del muscolo adduttore anteriore (piccola ma al tempo stesso evidente);
  3. la faccia ventrale è appiattita nella zona retrostante l’umbone
  4. la faccia esterna è ricoperta di un periostraco sottile e lucido, con strie concentriche di accrescimento
  5. sono tenute insieme da un cerniera lamelliforme, un vero e proprio filtro che serve alle cozze per trattenere le sostanze nutritive. Al tempo stesso, questo può rappresentare un pericolo per l’essere umano perché vengono trattenuti anche possibili agenti patogeni. Per questo è consigliato acquistarle presso un centro di depurazione di molluschi, che garantiscano l’assoluta freschezza, bontà e qualità del mollusco, completamente libero da ogni elemento tossico. 

La cerniera che unisce le due valve può possedere tre, quattro dentelli

La conchiglia, come abbiamo anticipato, è di colore nero, oppure tendente al violastro, e mostra dei cerchi di accrescimento. All’interno è liscia, di un bianco madreperla, con la classica forma a goccia. 

 

La storia del Mytilus Galloprovincialis

 

Sappiamo tutti che la zona con più alta produzione del Mytilus Galloprovincialis è la Cina. Ma pochi sanno che le prime testimonianze del consumo delle cozze risalgono al IV secolo a.C, precisamente nelle regione galiziana, grazie ai depositi di molluschi, tra cui le cozze.

Questi depositi, come si evince dal sito FAO, furono denominati “concheiros”, trovati anni dopo anche presso le città romane (parliamo del I secolo a.C).

Dal I secolo a.C arriviamo al XVI secolo, quando i portoghesi decisero di arrivare nei territori del Cambados per raccogliere questi molluschi. La prima cultura venne effettuata a Tarragona e Barcellona nel 1901 e nel 1909, utilizzando strutture (i famosi pali di legno) simili a quelle francesi. Dopo alcuni tentativi, si decide di abbandonare tale pratica e sostituirla con quella delle strutture galleggianti. 

Era il 1946 quando si decise di introdurre la coltura su zattera: in pochi mesi la produzione si duplicò! Le zattere venivano realizzate con delle strutture in legno, supportate da un galleggiante centrale e da vecchie navi restaurate, alle quali veniva appese le corde. A queste corde, gli agricoltori attaccavano i semi di cozze e quando gli stessi raggiungevano la dimensione giusta, venivano raccolti a mano.

 

Diffusione e distribuzione della Cozza del Mediterraneo

 

La diffusione principale della Cozza del Mediterraneo avviene come si evince dalla denominazione nelle acque del Mediterraneo e dell’Atlantico Orientale. Dall’Irlanda, dal Regno Unito e dal Nord Africa, arrivano anche sulle coste del Pacifico del Nord America, in Giappone, in Cile e in Australia. L’introduzione in queste zone non native è senza alcun dubbio legata alle attività umane, a scopo di allevamento. 

 

Biologia, habitat ed ecologia delle Cozze del Mediterraneo

 

Se vogliamo identificare l’habitat ideale delle cozze del mediterraneo, prendiamo come modello di riferimento la Galizia, caratterizzata da valli fluviali, ideali per la coltivazione delle cozze. Queste valli, comunemente chiamate “rias” sono lunghe fino a 25 km, con una larghezza che va da 2 a 25 km e una profondità dai 40 ai 60 metri. All’interno di questi rias, viene riprodotto l’ambiente, il clima, le temperature ideali per le cozze e il loro sviluppo, ricche di tutti gli elementi nutritivi essenziali (tra cui il fitoplancton).

Tra le rias più note quella De Arosa, responsabile del 60% della produzione di cozze spagnole, seguita da ria de Vigo e ria de Pontevedra.

In Galizia la riproduzione può avvenire, per i motivi sopra citati, in ogni momento dell’anno. Le cozze producono milioni e milioni di uova, che si sviluppano in larve, trasportate dalla marea e dalle correnti, fino a quando non si attaccano a substrati rocciosi, dapprima in maniera provvisoria e poi permanente.

 

Sistemi di produzione e di coltura del Mytilus GalloProvincialis

 

L’allevamento di Mytilus Galloprovincialis è sempre estensivo, in tutte le località in cui viene praticato. Come avviene nello specifico? Vediamolo insieme!

La cultura si avvia con la fornitura di semi, quando gli agricoltori li raccolgono principalmente dai letti naturali. Possono essere coltivati seguendo molteplici tecniche di crescita, quella principale è in zattere, proprio come avveniva nel passato. 

Il seme viene attaccato alle funi manualmente o con una macchina. Il terzo passaggio (dopo aver ottenuto il seme e averlo attaccato correttamente) riguarda la fase di diradamento, utile per: 

  1. assicurare una crescita corretta
  2. evitare che le cozze cadano in caso di condizioni climatiche avverse

Questa procedura viene effettuata quando le cozze hanno 5-6 mesi di crescita, principalmente nella stagione estiva

La quarta fase della coltura riguarda l’allevamento. Prendendo come riferimento la regione galiziana, in cui la crescita è rapida, le cozze possono raggiungere le dimensioni commerciali in 8-9 mesi. Spesso la crescita di tale molluschi può essere ritardata a causa del sovraaffollamento di zattere in una determinata zona.

 

Ulteriori curiosità sul sistema di produzione delle cozze?



1. Ogni zattera possiede tre corde: una per la raccolta di semi, una per la raccolta delle cozze in crescita e una per la raccolta definitiva.

2. Una zattera in legno di medie dimensioni ha una durata che varia dai 10 ai 15 anni. Le versioni più moderne hanno una durata maggiore.

3. La produzione media per ogni zattera è di 130 kg / m², con un valore medio di circa 47 tonnellate.

La fase finale è quella relativa alla manipolazione e lavorazione di tali molluschi. Una volta raccolti, vengono confezionati in sacchi di nylon e dalle barche portati direttamente ai centri di depurazioni. La meccanizzazione di tale processo è ridotta al minimo per:

  1. ridurre eventuali danni ai gusci delle cozze
  2. aumentarne la durata di conservazione
  3. salvaguardare la salute di questi molluschi

 

Le cozze del Mediterraneo e il loro superpotere: scopriamolo insieme

 

Pochi sanno che le cozze del Mediterraneo hanno un vero e proprio superpotere: la resilienza. Grazie alle proprietà, alla struttura e alle caratteristiche di questa specie di molluschi bivalve, sono in grado di resistere a tantissimi cambiamenti climatici. Grazie a delle varianti genetiche, riescono infatti ad adattarsi, a resistere e combattere l’acidificazione dei mari, causata proprio dalle emissioni di anidride carbonica.

Come si è scoperto questo superpotere? Grazie ad uno studio internazionale, realizzato da “Nature Communications”. Questa analisi ha avuto come oggetto numerosi campioni di cozze, scelti in base alle proprie caratteristiche fisiche, genetiche e morfologiche. I molluschi presi in esami sono stati divisi in due gruppi: 

  1. da una parte venivano tenuti in acque a un PH ambiente, tipico delle acque marine
  2. dall’altra in acque con PH più acido, pari a 7,4 (valore simile a quello previsto che raggiungeremo nei prossimi 100 anni a causa dei cambiamenti climatici). 

Cosa si è evinto? Che la specie del Mytilus GalloProvincialis nonostante il PH acido resisteva ai cambiamenti climatici: in una prima fase la crescita era più lenta ma nella seconda (dopo due settimane circa) riacquisivano la dimensione desiderata. 

Dove è il loro potere? Proprio nel DNA: grazie alla loro struttura sono in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente e svilupparsi correttamente.

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